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Perché è importante avere un grande Ospedale dei bambini

Circa 13 anni fa fui operata alle ovaie da un medico che purtroppo non si rese conto che in quel momento fossi incinta. La mia gravidanza fu quindi posta sotto osservazione e alla ventesima settimana un esperto ecografista rilevò qualcosa che non andava nel piccolo, qualcosa che non riusciva ancora a identificare ma che probabilmente aveva a che fare con il suo cuoricino.

Mi invitò subito a visitare un altro specialista, una cardiologa fetale neonatale dell’ospedale San Donato. Neppure lei riuscì a comprendere la natura esatta del problema ma sostenne che si poteva trattare di coartazione aortica, un restringimento localizzato del lume aortico che può causare diversi problemi di salute, tra cui l’insufficienza cardiaca fulminante. Per esserne certi, però, non potevo fare altro che aspettare la nascita del bambino.

Da un ospedale all’altro tra mille difficoltà
Nonostante una situazione così preoccupante, a quindici giorni dalla nascita fui invitata a partorire alla Madonnina, una clinica privata che non era e non è tutt’ora dotata di un reparto di terapia intensiva neonatale. Allora mi rivolsi nuovamente all’ecografista che per primo aveva individuato il problema e che lavorava all’ospedale Sacco. Anche qui non c’era una struttura adeguata a prendersi cura di mio figlio se fosse nato con la patologia prevista.

Fui così indirizzata all’ospedale Buzzi dove il Prof. Nicolini fece nascere il mio bambino, che chiamai Edoardo, tramite parto cesareo. Appena nato, Edoardo fu trasportato in osservazione all’ospedale San Donato proprio per la presenza dell’esperta cardiologa fetale che mi aveva già visitato durante la gravidanza.

Curare un neonato non è la stessa cosa
Dodici ore dopo Edoardo presentò una coartazione aortica che è una delle cause più frequenti di morte in culla. Fu operato immediatamente e al termine dell’operazione, non essendoci un reparto di terapia intensiva neonatale al San Donato, fu ricoverato in uno stanzone con trenta letti accanto a persone di ogni età, dall’anziano novantenne all’adolescente di quattordici anni. E si ammalò di setticemia. Eravamo al San Donato perché qui la cardiochirurgia era considerata un’eccellenza, ma per curare la setticemia di un neonato non avevano le competenze e l’esperienza necessarie.

Sottoposero Edoardo a una terapia che prevedeva dosi massicce di antibiotici e che non diede risultati. Dopo due settimane, con la setticemia che aveva colpito i polmoni e aveva già causato 2 episodi di ipossia, il primario della terapia intensiva del San Donato convocò me e mio marito. Ci disse che dovevamo portare via il nostro bambino, che non c’era possibilità di guarigione in quella sede e che avevano necessità di liberare la culla.

Una luce in fondo al tunnel
Nella disperazione chiamai il dottor Nicolini del Buzzi. In quel momento non aveva culle libere ma riuscì comunque a trovare una sistemazione per Edoardo. Come prima cosa gli anestesisti pediatrici della rianimazione del Buzzi sospesero la somministrazione di metà degli antibiotici che il mio bambino stava prendendo e dell’altra metà ne dimezzarono le dosi. Le cose iniziarono a migliorare. Due settimane dopo Edoardo si tolse il tubo endotracheale da solo e dopo altri due giorni lo riportammo a casa, completamente guarito.

In altre parole, quando mio figlio fu ricoverato in una rianimazione pediatrica e non in una rianimazione per adulti e fu sottoposto a una terapia adattata alla fisiologia di un neonato, in breve tempo il suo quadro clinico volse in meglio.

Perché dobbiamo essere felici del nuovo grande Buzzi
Perché curare un bambino e curare un adulto sono due cose diverse che richiedono specialisti diversi e cure diverse. Per questo è importante avere un ospedale pediatrico completo con tutti i servizi e i reparti dedicati: dal reparto di pediatria generale fino alla rianimazione dedicata esclusivamente al bambino critico. Quest’ultimo reparto deve avere un numero di posti letto, personale qualificato e apparecchiature sufficienti ad accogliere tutti i bambini che ne hanno bisogno.

Sono felicissima che siano finalmente iniziati i lavori di ampliamento dell’ospedale Buzzi, perché Milano merita un grande Ospedale dei bambini e perché una storia come la mia non si debba ripetere mai più.

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