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Il cuore grande dell’Ospedale Buzzi raccontato in prima persona

Era il 2008 quando all’Ospedale Buzzi venne alla luce mio figlio Francesco. Purtroppo successe qualcosa a cui non ero assolutamente preparata: i primi esami post parto evidenziarono nel piccolo un’atresia esofagea. Il suo esofago aveva un buco tra la trachea e l’inizio dello stomaco, l’esofago, che gli impediva di mangiare o anche solo deglutire. Fu un vero shock perché di solito questo tipo di patologie si diagnostica durante la gravidanza ma Francesco soffriva di una rara forma di atresia non rilevabile con l’ecografia.

Un periodo molto difficile
I primari della Chirurgia Pediatrica del Buzzi operarono Francesco immediatamente il giorno successivo alla diagnosi, tentando di collegare le due parti separate dell’esofago. Il buco però era troppo ampio e ci fu detto che avremmo dovuto aspettare almeno le 12 settimane di età. Il primo mese di attesa Francesco lo passò sedato in incubatrice presso il reparto di Terapia Intensiva Neonatale, poi potemmo portarlo a casa ma sempre collegato a un ventilatore polmonare 24 ore su 24. Come qualsiasi genitore può immaginare, quelle settimane con il piccolo in ventilazione artificiale furono veramente difficili per noi.

Finalmente ci chiamarono per un controllo. Era il momento di verificare se l’esofago fosse cresciuto abbastanza per poterlo unire chirurgicamente e la risposta fu positiva. Si poteva fare. L’operazione andò bene, senza nessuna complicazione. In seguito Francesco dovette passare un altro mese in Terapia Intensiva Pediatrica sotto l’osservazione del chirurgo dottor. Giorgio Selvaggio e della dott.ssa Ida Salvo, oggi uno dei volti più noti di Fondazione Buzzi.

Il quadro clinico peggiora
I problemi però non erano finiti. A Francesco venne diagnosticato un neuroblastoma, un tumore maligno non collegato con l’atresia. Iniziammo un ciclo di chemioterapia, prima al Buzzi e in seguito all’Istituto dei Tumori, per circa un anno. Fortunatamente la sua forma non era di tipo regressivo ma aveva generato complicazioni perché, essendo posizionato sul rene, il tumore aveva intaccato il fegato. Completare un ciclo di chemio su un bimbo di 4 mesi fu forse la prova più difficile della mia vita.

Nel 2009 iniziammo con l’Ospedale Buzzi un percorso di follow up sia per l’atresia (che nel frattempo era migliorata molto, Francesco riusciva a mangiare da solo senza bisogno della cannuccia per l’alimentazione) sia per il tumore. Passati i primi 2 anni, pian piano riuscimmo a venirne fuori. Ora Francesco riesce a mangiare tutto, continuiamo a fare i controlli ma con frequenza minore. Facciamo soltanto un’ecografia, che non è invasiva, e gli esami del sangue una volta all’anno.

Curare ma anche accompagnare nella guarigione
Uscire vincitori da un caso particolare di atresia e ,in concomitanza, con un tumore con metastasi, è sicuramente un grande successo per Francesco e per i medici che ci hanno curato, motivo per cui non smetterò mai di ringraziarli. Al Buzzi abbiamo trovato non solo grandi professionisti ma persone stupende con cui abbiamo instaurato un bellissimo rapporto. Per anni ci hanno coccolato, seguito, istruito su come gestire al meglio ogni situazione e credo che trovare un’attenzione al rapporto umano così elevata non sia affatto scontato.

A volte penso che nonostante il difficile quadro clinico che ha caratterizzato i suoi primi anni di vita, Francesco sia un ragazzo fortunato. Ha avuto la fortuna di nascere al Buzzi, di venire curato nel migliore ospedale pediatrico che ci sia e oggi può vivere la sua vita normalmente, come tutti gli altri ragazzi della sua età.

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