Una poesia dedicata alle donne, alle madri

rosalia_marianiUna mamma scrive

Mi piace il modello di “madre sufficientemente buona” proposto dal geniale psicoanalista Donald Winnicott e credo che la stragrande maggioranza di noi mamme si impegni ad essere proprio così: donne autentiche e spontanee che, nonostante le preoccupazioni, le ansie, la stanchezza e i sensi di colpa (nonostante tutti i limiti propri di una donna e mamma in carne ed ossa, insomma!), riescono a rispondere in maniera adeguata ai bisogni dei figli e a trasmettere loro il giusto sentimento della vita.

A tutte noi, consapevoli del nostro essere donne e madri, è dedicata questa poesia.

 

Sei nido, ponte, porto

Un figlio sa, lo sente,

come lo sai tu, mamma,

che tu sei nido.

Un nido dove due cuori,

il suo, inerme,

e il tuo, tornato ad essere un cuore di bimba,

battono insieme.

Lo sa, lo sente,

lo sentite entrambi

che quel nido, intrecciato di desiderio,

accoglie il figlio e lo contiene,

lo nutre (è latte e miele, una mamma!)

e lo protegge.

Un po’ lo illude, anche,

di fronte all’incuria del mondo

…ma è giusto così,

per poter aprire le ali.

 

Un figlio sa, comprende presto,

come lo comprendi tu, mamma,

che tu sei ponte.

Il  ponte dove il figlio

inizia la sua danza della vita.

E, mentre lui danza ad ali spiegate,

fragile e forte,

spensierato e responsabile.

tu, ponte (lo sai e lo sei nella tua carne!)

lì a sostenerlo…

Amorevole e saggia nel tuo stargli vicina,

amorevole e saggia nel tuo stargli lontana,

badando bene   – questo sì –

che lui non calpesti le tue orme,

che tu non calpesti le sue orme.

 

Un figlio sa, impara,

e lo hai imparato anche tu, mamma,

che tu sei porto.

Un porto come luminoso abbraccio,

dove il figlio approda,

quando lo minaccia l’onda greve di un dolore

o il gorgo buio dell’insensatezza.

Così, se lui ti affida lo sconforto,

la fatica di ritrovar se stesso

che è tanta ed è di sale,

tu tendi la mano

che dà coraggio e non trattiene.

(non si trattiene chi, donato alla vita,

ha spiccato il volo per ricercarne il senso!)

Tu, porto devoto,

sei sempre lì e, instancabile, aspetti

Perché lo sai – ce lo hai scritto nel cuore –

che il figlio non ti appartiene,

ma tu, mamma, appartieni al figlio.

Sempre.

 

Rosalia Mariani

 

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