L’importanza del babywearing per tutta la famiglia

giorgiaIl babywearing è la pratica di portare addosso i bambini, indossandoli, appunto, grazie all’ausilio di una fascia o altri tipi di supporti. Un’usanza antichissima, praticata da secoli in tutto il mondo, con supporti e modalità differenti: in Africa, in Oriente, in America Latina e persino tra gli Inuit… Nei paesi occidentali, la tradizione di portare i bambini indossandoli è andata invece perdendosi, mentre si affermava l’uso di contenitori specifici per neonati: passeggini, carrozzine, culle, sdraiette. Negli ultimi anni, anche nella nostra società si sta riaccendendo l’interesse e l’amore per il babywearing, in concomitanza al diffondersi di quello che viene definito approccio “ad alto contatto”.

Ma quali sono le ragioni che spingono le madri (ed anche i padri) ad indossare i loro bambini? Il babywearing nasce dal venirsi incontro delle esigenze di grandi e piccini.

Che la maggior parte dei neonati vogliano stare in braccio è un dato di fatto. E se ci mettiamo nei loro panni, non è difficile comprendere le loro ragioni. L’ambiente uterino al quale sono abituati forniva loro un tepore costante, buio e i suoni del corpo della mamma, il suo cuore, il flusso del suo sangue, il suo respiro. Nell’utero tutto ha un confine, morbido e cedevole, ma sempre lì, rassicurante. La nascita segna per loro lo stravolgimento di tutto questo: luci forti, rumori nuovi, temperature variabili e assenza di contenimento. Ma c’è un posto molto simile a quello da cui arrivano: il corpo dei genitori diventa porto sicuro, dove trovare calore, protezione e nutrimento.

È importante tenere sempre presente che il contatto, per un neonato, è un bisogno primordiale, come mangiare o dormire. Biologicamente, la specie umana non è fatta perchè i cuccioli stiano separati dagli adulti di riferimento, come può accadere in determinate altre specie, ad esempio i gatti o i cani, che lasciano la prole nel “nido” per procurarsi del cibo. D’altra parte, i cuccioli umani raggiungono la maturità motoria dopo diversi mesi dalla nascita e fino ad allora non saranno in grado di seguire i propri genitori, come invece fanno i cavalli, ad esempio, che pochi attimi dopo la nascita, si alzano in piedi e sono in grado di trotterellare dietro alla madre. Il neonato, o meglio il suo istinto primordiale, sa che per sopravvivere deve stare vicino alla madre e si accerta di questa vicinanza tramite il contatto. Un contatto che diventa anche palestra per il bambino e fonte di stimolo primaria; un qualcosa di davvero fondamentale per i neonati e i bambini piccoli che nulla ha a che fare con il vizio, come talvolta viene invece definito. Un bimbo che solo nella culla piange e che smette appena viene preso in braccio NON è un bimbo viziato, ma un bimbo che esprime un suo primordiale bisogno; un perfetto bimbo primitivo che cerca di sopravvivere ai predatori.

Ma non sarebbe giusto dimenticarsi dell’adulto; perchè la maternità, la genitorialità è relazione. L’adulto ha la funzione di trovare una mediazione tra l’accudimento del neonato e le proprie esigenze, che possono variare in base alla società a cui si pensa: accudire altri figli, lavorare, procurarsi acqua o cibo, ma anche, semplicemente, prendersi cura di sè. Portare il proprio bimbo usando una fascia è sicuramente un modo per rispondere alle esigenze di coccola e contatto, ma anche di praticità e comodità dell’intera famiglia.L’arte di portare i piccoli usando una fascia arriva da lontano nei secoli, ma questo non toglie che possa essere una risposta validissima anche nel nostro stile di vita moderno e occidentale. Uno dei mezzi per rispondere con amore alle esigenze di grandi e piccini.

Giorgia

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