Quando una donazione può fare la Storia.

Le mura ferite: l’Ospedale bombardato

Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, si aggiunse, all’aumento dei costi di gestione dell’Ospedale, il problema della partenza militare di gran parte del personale medico in servizio. Inoltre, durante uno dei bombardamenti su Milano, il 13 agosto 1943 anche l’Ospedale venne colpito gravemente.
Una suora presente in quel tragico momento ricordava: “appena suonò l’allarme portammo i bambini in rifugio. Erano una settantina; molti piccolissimi, lattanti gravissimi in condizioni preagoniche: uno morì durante il bombardamento (…) Guardando quei visini tanto sofferti si offrivano le loro sofferenze innocenti in cambio dei nostri peccati (…) L’odore delle bombe ci essica la gola e pensiamo ai nostri piccoli gravi già arsi dalla febbre e dalle malattie. Si cerca di dissetarli e loro, coi loro piccoli occhietti, ci guardano e sembra implorino perdono per noi”.

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Gli anni della rinascita

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Ospedale aveva incominciato la sua ri-fondazione. S’imponevano però cambiamenti amministrativi, strutturali e sanitari. Il rapporto sempre più stretto tra medicina ed economia suggeriva la costituzione di un ufficio economato e tesoreria per far fronte a tutti i problemi burocratico-economici. Nel 1949, l’Ospedale contava 220 posti letto ma per l’attuale direttore, Girolamo Taccone, la crescita quantitativa doveva andare di pari passo con la crescita qualitativa. Per questo propose l’apertura di un centro per lo studio delle malattie congenite del cuore, dal punto di vista medico, radiologico e chirurgico. Un centro all’avanguardia dove le malformazioni cardiache dei bambini fossero trattate con tecniche innovative provenienti dalla nascente cardiochirurgia statunitense.

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Il boom economico degli anni ’60

Alla faticosa ricostruzione del dopo guerra, era seguito il lento avvio degli anni ’50; ma ora, negli anni ’60 si assisteva in Italia a un vero e proprio boom: era il “miracolo economico”. E l’Ospedale dei bambini era in prima linea nel segnare questo cambiamento epocale. S’istituì un reparto per i prematuri, un padiglione madre-bambino e un centro di eubiotica umana per svolgere attività di ricerca pura, teorica e sperimentale.

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Vittore Buzzi e una donazione di grande impatto

Agli inizi del 1967, Vittore Buzzi, noto industriale dolciario e filantropo milanese, aveva espresso la volontà – sancita da un atto notarile del 7 luglio – di effettuare una donazione di 500 milioni di lire a favore dell’Ospedale dei bambini di Milano. Il 14 dicembre di quello stesso anno, l’assemblea dei benefattori accettava la donazione destinandola alla costruzione del nuovo padiglione per la pediatria e l’ostetricia, atteso da tempo. Contestualmente veniva deciso di cambiare la denominazione dell’istituzione, riformulando il primo articolo dello statuto che avrebbe così recitato:
È istituito, con sede in Milano, un ospedale specializzato per la cura delle malattie dei bambini e per la cura delle gestanti, denominato Ospedale dei bambini Vittore Buzzi”. Così nasceva ufficialmente, il 28 luglio 1968, l’Ospedale dei bambini Vittore Buzzi.

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La nuova legge ospedaliera

Nel 1968, veniva introdotta in Italia la legge per la riforma dell’assistenza e degli enti ospedalieri, meglio nota come “Legge Mariotti”. Anche l’Ospedale dei bambini, nato grazie al generoso slancio della beneficenza ottocentesca, si trovava ora di fronte alla necessità di qualificare sempre più la sua vocazione pubblica in favore della salute dell’infanzia.

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